Tutti sanno cosa sia un vibratore, e che è possibile trovarne in commercio di tutti i tipi e con le forme e i colori più strani. Quello che è poco conosciuto è però la storia di questo oggetto che nacque addirittura a fine terapeutico alla fine del XVIII secolo. Si pensava infatti che l’isteria nelle donne fosse il risultato di un eccessivo accumulo di liquidi nel corpo e che l’orgasmo aiutasse ad espellerli. La versione elettrica fu realizzata dal dottor Grainville (tanto è vero che i primi furono chiamati “martelli di Grainville”), ma fino alla sua invenzione le terapie consigliate per risolvere i problemi di isteria rimasero la stimolazione da parte del medico o, addirittura, il matrimonio!
In realtà strumenti simili, anche se ovviamente non a batteria, esistevano già da molto tempo: addirittura dall’epoca greca (è possibile trovarne raffigurazioni sui vasi). Nel periodo romano, invece, la Chiesa si pronunciò dicendo che le monache non dovevano farne uso. Col passare del tempo la forma e i materiali di questo oggetto cambiarono, fino ad arrivare all’epoca vittoriana in cui essi avevano un aspetto molto più realistico. Per inciso, è nello stesso periodo che iniziano a circolare le voci secondo le quali la masturbazione rende ciechi e causa altri problemi di salute.